PIADINA ROMAGNOLA – PIÊ

“…Il mio povero mucchio arde e già brilla:
pian piano appoggio su due mattoni il nero testo di porosa argilla.
Maria, nel fiore infondi l’acqua e poni il sale; dono di te, Dio;
ma pensa! l’uomo mi vende ciò che tu ci doni.
Tu n’empi i mari, e l’uomo lo dispensa nella bilancia tremula:
le ande tu ne condisci, e manca sulla mensa.
Ma tu, Maria, con le tue mani blande domi la pasta e poi l’allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio, e grande come la luna;
e sulle aperte mani tu me l’arrechi,
e me l’adagi molle sul testo caldo, e quindi t’allontani.
Io, la giro, e le attizzo con le molle il fuoco sotto,
fin che stride invasa dal calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l’odore del pane empie la casa…”    

tratto da “LA PIADA”
da I nuovi poemetti di Giovanni Pascoli

PIE

Illustrazione di Giuseppe Ugonia, tratte dai corsi di lettura “TERRA NOSTRA”
Firenze 1925 di proprietà dell’amministratore

La piadina è un pane senza lievito di antichissima tradizione. Viene cotta sul testo, una pietra posta su braci ardenti.

Si impastano 500 gr di farina con 300 gr di strutto, sale, un pizzico di bicarbonato di sodio e acqua tiepida. L’impasto dovrà essere piuttosto duro. Dopo averlo fatto riposare si stende in cerchi dello spessore di 4-5 mm e diametro 15 cm. Le piadine vanno cotte sul testo o in una padella in ferro rigirandole spesso e punzecchiandone la superficie

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L’è un pân sénza lévd dla piò intiga usânza còt int la lastra d’sas o int la tégia d’tëra còta.

Impasté 500 gr. d’faréna cun 300 gr d’gras, sêl, un pizgòt d’bicarbunê e tânt’aqua tévda quânta u n’vö par fê un impast piòtòst dur. Stindìla grôsa d’1/2 cm e diametro 15 cm. La piê va côta sôra e tëst, ziréndla spes e furéndla cun ona furzéna.

 

 

 

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