Archivio mensile:ottobre 2016

HALLOWEEN ROMAGNOLO

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…una cattiva notizia per chi era convinto che l’usanza delle zucche di Halloween provenisse esclusivamente dal mondo anglosassone… e pensare che anche i nostri nonni, nella semplicità e frugalità delle loro campagne, amavano farsi burle intagliando occhi, naso e bocca nelle zucche, dopo averne accuratamente estratto polpa e semi.

CURIOSITA’. A tale riguardo riporto questa bella testimonianza estrapolata da uno scritto di Primo Placci:
“i miei figli, raccontava la signora Maria, amavano con le zucche combinare burle ai loro amici. Asportavano dal frutto tutti i semi commestibili e parte della polpa; con un coltello lo incidevano dandogli la sagoma di un viso umano (occhi, naso, bocca). All’imbrunire mettevano la zucca sopra un palo…e  nell’interno ponevano una candela accesa…”

 

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FAVE DEI MORTI – VERSIONI CLASSICA E POVERA

 FAVE DEI MORTI

Fave dei morti

Fave dei morti

FAVE DEI MORTI IN VERSIONE CLASSICA

INGREDIENTI
200 gr di farina
100 gr di zucchero
100 gr di mandorle dolci
30 gr di burro
1 uovo
scorza di limone, oppure cannella,
(oppure un bicchierino di liquore all’anice)

Dopo aver spellato e pestato le mandorle, si miscelano agli altri ingredienti, a mano, in maniera energica, fino ad ottenere un impasto piuttosto morbido. Si creano tante palline che verranno disposte su una teglia unta e infornate per pochi minuti.

FAVE DEI MORTI IN VERSIONE POVERA

INGREDIENTI
mezzo chilo di farina tipo 0,
50 grammi di zucchero,
una tazza di latte
un uovo,
la scorza grattugiata di un limone
3 cucchiai di olio di oliva,
un cucchiaino di lievito

Si impastano gli ingredienti in maniera omogenea, energica, con le mani.
L’impasto ottenuto, piuttosto morbido, verrà suddiviso in tante parti che trasformeremo in una sorta di lungo grissino.
Questo grissino sarà poi tagliato in tanti cubetti simili a gnocchetti. Su ciascuno di questi gnocchetti “stamperemo” l’impronta del nostro indice.
La cottura, in questa versione più familiare e meno classica avviene in padella: i nostri nonni utilizzavano lo strutto, noi usiamo un buon olio di semi. Appena “al favet” saranno dorate, verranno scolate dall’olio, poste su carta assorbente e poi in un vassoio o pirofila, dove verranno abbondantemente cosparse di zucchero a velo.

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CURIOSITA’: quest’ultima è una versione molto povera, che mi è stata tramandata dalla famiglia di mio nonno materno; la sua era una famiglia poco abbiente proveniente dalle campagne faentine. In questa versione mancano le mandorle, ingredienti tipici e caratteristici di quasi tutte le versioni regionali di questa ricetta. Anche la cottura non avviene in forno, tuttavia la frittura rimane molto asciutta e noi continuiamo ogni anno, in questo periodo, a seguire questa ricetta, senz’altro di effetto e molto appetitosa oltre che veloce.

 

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FINITA LA VENDEMMIA PREPARIAMO LA SAPA (O “SABA” IN DIALETTO)

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Filari di Sangiovese – Modigliana

FINITA LA VENDEMMIA PREPARIAMO LA SAPA

Settembre, ottobre…tempo di vendemmia tardiva per noi che da anni puntiamo alla qualità e cerchiamo di ottenere un vino selezionato. Da sempre per noi la vendemmia è associata alla preparazione della saba, ovvero del mosto cotto. Ancora oggi continuiamo con questa tradizione seguendo pari pari la procedura della nonna.

La nonna filtrava il mosto migliore (circa tre, quattro litri) e lo faceva bollire lentamente. Era un lavoro che richiedeva pazienza e attenzione perché c’era il rischio che il mosto si attaccasse al fondo del pentolone, pertanto la nonna non si allontanava mai dalla cucina e vigilava mescolando e schiumandolo spesso. Quando il mosto era calato della metà, lo lasciava raffreddare e si travasava in barattoli o bottiglie di vetro.

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Lo usiamo tuttora per bagnare i tortelli tradizionali o per altre preparazioni dolci.

CURIOSITA’: la nonna raccontava che sua madre versava il mosto cotto e calato della metà in un bigoncio di legno con qualche pezzo di pane per togliere l’aspro. Quando non c’erano le cucine a gas, il mosto bolliva in un pentolone posto sul focolare e il fuoco veniva alimentato in continuazione. La bisnonna utilizzava mosto di uve bianche, in particolare di trebbiano, tuttavia noi continuiamo la tradizione utilizzando anche mosto di albana e di sangiovese.

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..uva pronta per essere trasformata in saba..

 

 

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